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Gennaio 14, 2015

Breve guida alla proprietà intellettuale: come e perché

Brain-in-cogsChe sia frutto dell’intelletto o di un acquisto “materiale”, la proprietà di un bene va tutelata, per evitare “abusi” e sottrazioni illegittime. E se con conti in banca ed immobili, i più sanno cavarsela, più difficile diventa difendere la paternità ad esempio di un’opera artistica o intellettuale.

E’ per questo che da diverso tempo si è sentita l’esigenza di stilare delle norme che vigilino la proprietà intellettuale di un bene. Ma prima di addentrarci in un campo alquanto ostico, è bene stabilire che cosa si intende con tale definizione.

Con il termine proprietà intellettuale si fa riferimento “all’’insieme dei principi giuridici che tutelano i frutti dell’inventiva umana, così da concedere l’esclusività a scrittori o artisti nell’utilizzo della propria opera, che viene tutelata altresì dall’appropriazione impropria da parte di soggetti non autorizzati”[1].

Con l’avvento dell’era digitale tuttavia, il concetto di proprietà intellettuale ha assunto sfumature diverse, allargandosi anche ad opere dell’ingegno, quali romanzi, fumetti, canzoni, proposte pubblicitarie “de-materializzate”, che siano quindi scollegate da supporti fisici, perché fruibili anche in rete. Tutto questo, oltre a creare diatribe tra giuristi e letterati, ha sostanzialmente rivoluzionato anche l’insieme delle norme volte a tutelare la paternità di un bene frutto dell’ingegno.

Senza entrare nel merito della questione, ci basta sapere che nella dottrina giuridica più recente, per evitare spiacevoli ibridi tra concetti contemporanei quali quelli di brand, design, invenzione, marchio ecc, con quelli meramente riconducibili alla proprietà nel senso classico del termine ( per intenderci quella legata ai beni materiali), si parla spesso di proprietà industriale.

Detto questo, va specificato  quindi che la proprietà intellettuale può essere suddivisibile in due categorie: proprietà industriale e copyright.

 

La proprietà industriale comprende i brevetti, marchi e modelli di utilità, mentre nella categoria del copyright rientrano i lavori artistici, letterari e di disegno architettonico.

La tutela della proprietà intellettuale (proprietà industriale e copyright)comprende quindi una serie di diritti, che cambiano a seconda del tipo di prodotto cui sono associati. I diritti di proprietà industriale possono essere suddivisi in due principali categorie. “La prima è riconducibile a marchi e segni distintivi e tende a stimolare e ad assicurare una competizione equa. In più tutela i consumatori, in quanto  fornisce loro tutte le informazioni necessaria, per compiere una scelta informata tra vari beni e servizi. Questo tipo di protezione, poiché fa riferimento ad un carattere distintivo immutabile nel tempo, ha durata indefinita.

In questo senso distinguiamo quindi marchi registrati, quando la tutela di un segno distintivo gode di una protezione legale rafforzata a seguito della registrazione del medesimo presso l’Ufficio italiano dei brevetti. In questo caso specifico, la copertura dura 10 anni ed è generalmente estendibile per periodi di uguale durata”[2].

Nella seconda categoria, rientrano invece i diritti di proprietà che tendono a favorire l’innovazione. Tra essi, il principale meccanismo di protezione è il brevetto, ma esistono anche i modelli di utilità. Il fine di apporre un brevetto ad un bene di proprietà intellettuale è quello di proteggere i “frutti dell’invenzione” da eventuali cloni e altresì, di incentivarli. Gli strumenti di questo secondo insieme di diritti hanno durata finita: il brevetto solitamente ha una durata di 20 anni.

Il copyright invece riguarda invece la tutela di diritti relativi a beni di proprietà intellettuale quali lavori artistici e letterari, libri, composizioni musicali, dipinti, sculture, film e programmi per computer.

Tali diritti hanno una durata di 70 anni dopo la morte dell’autore e si estendono anche ad altri analoghi prodotti, quali fonogrammi, suoni e broadcasting.

“In tale categoria rientra inoltre la legge sul diritto d’autore (l. 633/1941). La sua origine dedicata solo alla tutela dei prodotti relativi alla scrittura, è stata aggiornata nel 2000 (l. 248/2000) con estensione in modo esplicito della protezione a molte nuove tipologie di creazioni, per es. ai programmi informatici, ai materiali audiovisivi e opere filmiche; per questi ultimi l’estensione è stata ulteriormente ribadita nella legge del 2001 sull’editoria (l. 62/2001)”[3].

Ed ora date libero sfogo all’ingegno, nelle modalità che più vi si addicono, ma attenzione a difendere i diritti del vostro genio creativo.

[1] Proprietà intellettuale, da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

[2] Da Proprietà intellettuale, www.treccani.it

[3] Da Proprietà intellettuale, www.treccani.it.

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